“Prima di risorgere egli è «disceso agli inferi», nel fondo oscuro della storia e della materia, per darle energia e direzione verso la luce, l’amore, la libertà. Se io comincio a pensare che nelle profondità della materia e della mia carne, nelle parti più oscure del mio essere, egli è disceso per illuminare e trasfigurare, per risuscitare amore e bellezza, allora anch’io partecipo della risurrezione di Cristo che risorge per l’eternità dal fondo del mio essere, energia che ascende, germe di vita, vita germinante. Pasqua è la festa dei macigni rotolati via dall’imboccatura del cuore e dell’anima. E ne usciamo pronti alla primavera di rapporti nuovi, trascinati in alto dal Cristo risorgente” (Ermes Ronchi).
Inventori di strade augura a tutti una Santa Pasqua di Risurrezione, nella quale siano rotolati via i macigni dal cuore e fiorisca la primavera di rapporti nuovi, e quale segno di concentrazione sul Mistero sospende per la Settimana Santa ogni attività.
Arcabas, La risurrezione (olio su tela, dal polittico “Passion-Résurrection” – Montaigu, Belgio). Con la gentile autorizzazione dell’Autore – http://www.arcabas.com
Presentiamo la sintesi del primo intervento tenuto lo scorso 20 marzo da Andrea Porcarelli sulla strada “Corpo che sono e corpo che ho”, con il titolo “Corporeità e sessualità nella cultura occidentale”, perché offra argomento di scambio sul blog e sia utile strumento di preparazione al prossimo intervento del 10 aprile: “Identità della persona tra dimensione corporea e dimensione spirituale”, con il quale il Relatore entrerà nella pars construens del suo complessivo contributo a Inventori di strade.
Viviamo immersi nella nostra cultura: allora è importante intercettare le ragioni e le idee che ne sono alla base. Radici prossime e remote che costituiscono questa mentalità.
Radici remote
La categoria concettuale nota come “rivoluzione scientifica”. Cartesio (1596-1650) paragona il corpo a una macchina, pur senza essere un materialista. William Harvey nel 1628 pone l’analogia fra il cuore e la pompa, e si può così pensare che tutta la corporeità sia spiegabile con meccanismi circolatori. Carl Vogt nel 1854 giunge all’affermazione che “il pensiero sta al cervello come la bile sta al fegato” e questo archetipo concettuale è rimasto fino ai nostri giorni nella triangolazione corpo-macchina, scoperte scientifiche e scoperte medico-biologiche. Con il procedere della scienza, si arriva a pensare come plausibile che tutto sia macchina: plausibile, non convincentemente provato. Cervello = hardware, pensiero = software. Quest’immagine dell’uomo-macchina è passata da Cartesio al computer senza soluzione di continuità.
Il modo in cui la nostra intelligenza si rapporta di fronte a ciò che ritiene meccanico. Aristotele ha detto che la nostra intelligenza di fronte alle realtà naturali si comporta come “misurata”, di fronte alle realtà artificiali si comporta come “misurante”. Maritain osserva: “Nell’artefatto tecnologico l’intelligenza umana trova un nodo di concetti che un’altra intelligenza pari alla sua ha annodato e che egli può sciogliere senza residuo”. A questo punto si elimina non solo un mistero divino ma anche un mistero naturale. La nostra corporeità ha invece elementi di mistero con cui bisogna misurarsi.
Quando ci rapportiamo alle cose tecnologiche, noi abbiamo due mete: definirne la finalità e avere le capacità tecniche con cui dominare l’oggetto. Se applichiamo questo ragionamento tecnologico al corpo-macchina, pensiamo di non aver limiti nel piegarlo alla nostra volontà. Queste idee, se entrano nella mentalità corrente, diventano convinzioni irriflesse.
Riguardo alla corporeità si aggiunge un ulteriore elemento: con lo sviluppo delle biotecnologie il limite di ciò che posso fare è fissato dalla richiesta che mi viene fatta e dalla mia capacità di soddisfarla. Ci vuole però anche una domanda etica: fino a che punto si può “fare”? Ma è evidente che se il corpo è una macchina questa domanda sul limite tra il tecnicamente possibile e il lecito nemmeno si pone.
Altra conseguenza ancora: se la corporeità è pensata a immagine della macchina, come la macchina, quando non funziona più si rottama: ecco la richiesta eutanasica.
Radici prossime
Il progressivo processo di secolarizzazione della cultura (“secolarizzazione” in sociologia significa una sempre minore incidenza del fattore religioso nei processi sociali) è qualcosa di più sottile. Mentre gli illuministi, pur essendo profondamente laici, non negavano la loro matrice cristiana, oggi la situazione è ribaltata: i cattolici che hanno responsabilità pubbliche nascondono e quasi si scusano della loro identità cristiana.
Si è avuta un’evoluzione dei riferimenti di tipo etico, passando da una cultura diffusa di pluralismo etico a quella che viene chiamata società “liquida” o eticamente neutra. Nella società pluralista io so che la mia scelta identitaria è qualcosa di ben definito di fronte a tante opzioni possibili, mentre la società neutra si caratterizza per una pluralità indifferenziata di modelli etici che la persona può di volta in volta assumere anche se fra loro contraddittori, perché a ogni modello corrisponde un’identità a sé.
Infine il passaggio da una visione della sessualità in generale sintonica con l’idea cristiana a quella che è stata chiamata “rivoluzione sessuale”, che ha portato a legittimare come modelli comportamentali comportamenti che ci sono sì sempre stati, ma non hanno mai preteso di essere legittimati.
In un mondo così pluralisticamente indifferenziato ci si forma l’idea che si possano avere anche più identità, anche in contrasto fra di loro, perché nell’insieme ogni ambiente ha le sue regole alle quali mi adeguo, così che posso essere “diverso” a seconda dell’ambiente in cui mi trovo. È chiaro che chi cresce in una società del genere, eticamente neutra, ha un’oggettiva difficoltà a formarsi un’identità.
La rivoluzione sessuale, iniziata nel secondo dopoguerra, ha determinato un cambiamento dei comportamenti ma, ciò che è più importante, della concezione stessa della sessualità. Negli anni ’60 il mito dei “vitelloni” in forma lieve, senza proporsi come modello, passa l’idea che la sessualità fuori del matrimonio sia una cosa bella e divertente. Negli anni ’70, con l’affermarsi dei movimenti femministi, abbiamo un elemento di tutt’altra matrice culturale, paradossalmente opposto, che colloca il progetto di rivoluzione sessuale al centro d’una rivolta contro la borghesia, identificata con i valori etici cristiani che ne costituiscono la spina dorsale. Con un lucido disegno (Marcuse e altri) incidendo su questi valori si vuole scardinare una società, scardinare una morale accettata per secoli, figlia del cristianesimo, su cui anche i laici convenivano, da abbattere perché morale borghese e maschilista. Si fa strada l’idea che liberi la donna la liberazione dalla sessualità monogamica e potenzialmente procreativa.
In questi anni di fortissime pressioni culturali s’insinua anche con successo l’idea che non è necessario che le leggi della società tengano conto delle prospettive morali. Perché imporre ad altri la propria morale? L’idea che l’indissolubilità del matrimonio sia un optional, lo sviluppo della mentalità contraccettiva e il concetto di “cosalizzazione” – perciò manipolabile – dell’embrione, si fanno strada ed hanno un effetto-valanga di comportamenti socialmente diffusi in una società neutra.
Dopo aver slegato la sessualità dalla coniugalità, la procreazione dalla coniugalità e la procreazione dalla sessualità, abbiamo oggi la tendenza prorompente di dividere anche la sessualità dall’identità sessuale. Secondo la teoria del gender, la sessualità è solo una questione di gusti, teoria più virulenta delle altre perché più giovane, e deve affermarsi.
Conclusioni. Mantenere l’attenzione critica. Per i giovani le sollecitazioni arrivano da tante parti che è impossibile intercettarle. Dobbiamo giocare al rialzo: accorgersi dell’errore e affermare con forza la verità. “La verità è forte in se stessa”. Il vero problema non è far tacere la voce dell’errore ma quello di credere nella forza della verità e farla parlare.
Sant’Ilario d’Enza, 20 marzo 2010: Corporeità e sessualità nella cultura occidentale
Ti auguriamo una buona visione, utilissima – oltre che per mettere a fuoco tutta la complessa trama della Corporeità e sessualità nella cultura occidentale – in preparazione al secondo incontro su L’identità della persona tra dimensione corporea e dimensione spirituale. Se lo desideri, nel tuo intervento sul nostro blog puoi rivolgerti direttamente ad Andrea Porcarelli.
Sabato 10 aprile 2010 il terzo incontro sulla strada “Corpo che sono e corpo che ho”, che è anche il secondo con Andrea Porcarelli, che nel precedente del 20 marzo ha sviluppato il tema della “Corporeità e sessualità nella cultura occidentale”. Il titolo è questa volta “Identità della persona tra dimensione corporea e dimensione spirituale”, con il quale il Relatore entrerà nella pars construens del suo complessivo intervento.
Tutti sono invitati a partecipare – ore 18,00 – nell’Oratorio San Giovanni Bosco in Sant’Ilario d’Enza (RE), piazza IV Novembre.
Tra molte altre cose Andrea Porcarelli è Direttore scientifico del Portale di Bioetica e docente di Pedagogia generale e sociale all’Università di Padova, oltre che membro del Consiglio scientifico dell’Istituto Veritatis Splendor di Bologna.
Eccoti alcune indicazioni per conoscere il secondo ospite di Inventori di strade con il quale cercheremo di addentrarci sempre più nel percorso che abbiamo individuato, una sorta di viaggio “intorno” al corpo per riappropriarci di tutta la ricchezza identitaria ch’esso costituisce. Un viaggio “intorno” per entrare “dentro” al senso di quel corpo che ci è stato donato e guardarlo con lo stupore che si prova davanti a un tesoro di cui non sempre si coglie a sufficienza il valore. Un atto di ribellione nei confronti d’una società che vuole ridurre i corpi a oggetti, una consapevole presa di distanza da tutte le manipolazioni culturali che ci vogliono anestetizzare e privarci di quel senso critico che rende veramente unica la vita.
Oltre che visitare i siti ai link sopra indicati, puoi andare a vedere i numerosi titoli pubblicati dal nostro Relatore.
In attesa di poter offrire, in aggiunta al video già disponibile, l’intero testo scritto, tentiamo qui una sintesi dell’intervento di Davide Rondoni a Inventori di strade del 6 marzo 2010.
Tutti siamo poeti: quando la realtà ti colpisce tu la “soprannomini” per guardarla meglio. Così Dante quando incontra Beatrice sente l’urgenza di parole per mettere a fuoco quel che gli è successo, il segreto del mondo che ha visto incontrando lei, e fa la Divina Commedia per questo. La poesia sono parole che si animano per guardare meglio la vita. Le parole del poeta, mettendo a fuoco la sua vita, ti permettono di meglio mettere a fuoco la tua: questo è il prodigio che fa la poesia.
Il più grande inno al corpo si trova nella Divina Commedia. Nel XIV del Paradiso le anime esplodono in un grido di nostalgia del proprio corpo per poter vedere i loro cari o farsi vedere così come si sono conosciuti: tu sei tu perché sei unità imprescindibile di anima e corpo. Forse non c’è altra pagina così azzardata in onore al corpo.
La grande sfida è se il corpo è una monade, una cosa isolata, o se ne comprendo il valore mettendolo in relazione con qualcosa d’altro, come del resto avviene per ogni altra cosa. Questa è la grande questione culturale che abbiamo di fronte oggi. Per esempio nel dibattito sul testamento biologico: se io mi concepisco come una monade ci sono soltanto io e lo Stato e devo perciò andar dal notaio per stabilire ciò che lo Stato farà di me in punto di morte, se invece io vivo una vita di relazione so che in qualsiasi momento avrò qualcuno vicino a me. Lo stesso problema si presenta per la solitudine: l’alternativa alla solitudine è l’amicizia ma hanno sostituito l’amicizia con la comunicazione e la tecnologia non dà relazione ma solo comunicazione e la solitudine non si risolve con la comunicazione ma con la relazione.
Rimbaud, un poeta “maledetto”, cioè “assoluto” (secondo la definizione di Paul Verlaine), dice: “Je est un autre”, “Io è un altro”, perché al fondo del fondo di sé c’è qualcosa d’altro che lo muove, che lo motiva, una relazione fondante cui obbedire. Per trovare te stesso devi trovare un altro, tant’è che una persona, quando racconta se stessa, lo fa attraverso i legami che ha: “Sono sorella di…figlio di…, amico di…, sono di…”.
Il nostro corpo porta l’impronta di non esistere per se stesso e d’esser fatto per altro. Il primo elemento del corpo è che “è dato”, non te lo sei deciso tu. L’altra cosa è che il corpo cerca l’altro, un altro corpo, cerca un “tu”, cerca un’alterità. È il primo bordo, riva di quell’abisso che cerca l’abisso. Noi siamo un abisso che invoca l’abisso. Ma se pensi che il corpo dell’altro sia l’abisso che ti soddisfa, resti deluso, perché quel corpo è solo la riva di quest’abisso. L’uomo merita Dio, non un altro uomo. Non confondere l’altra riva come fosse l’abisso. “Il sesso a volte è l’infinito dei cani” (Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte): si confonde una scintilla per il tutto. Se non educhiamo i giovani all’infinito che si gusta nell’amicizia, nell’arte, nell’esperienza religiosa, è chiaro che loro si buttano come piccoli cani sul sesso, perché l’uomo è fatto per l’infinito e quindi lo cerca, dappertutto. Non trovando l’originale, si buttano sulla copia, ed è comprensibile che sia così.
Pur tra mille travisamenti ma con una sorprendente tenacia, il cristianesimo ha difeso il corpo fino all’estremo della sua sacralità e importanza, non solo invitando a non sperperarlo ma come luogo di responsabilità e di valore, perché quando uno entra in chiesa vede un Corpo che è sulla croce. Dio non è un’idea, è un Corpo. Se Dio si è fatto Corpo, vuol dire che il corpo merita Dio. Alla fine, in Paradiso, noi aspetteremo i nostri corpi.
Sabato 20 marzo 2010 il secondo incontro sulla strada “Corpo che sono e corpo che ho”, che attraversa i molteplici aspetti della corporeità umana.
Alle ore 18,00 l’appuntamento con Andrea Porcarelli, docente di Pedagogia generale e sociale all’Università di Padova e direttore scientifico del Portale di Bioetica, oltre che membro del Consiglio scientifico dell’Istituto “Veritatis splendor” di Bologna. Dopo “Il corpo della poesia” sviluppato in apertura da Davide Rondoni il 7 marzo, questa volta il tema è “Corporeità e sessualità nella cultura occidentale”, di cui il Relatore tratterà l’evoluzione nel tempo fino alla situazione di oggi.
È questa la prima parte del contributo di Andrea Porcarelli, cui farà seguito il 10 aprile la seconda: “Identità della persona tra dimensione corporea e dimensione spirituale”, con la quale ci troveremo ormai nel vivo del nostro percorso.
Tutti sono invitati a partecipare, nell’Oratorio San Giovanni Bosco in Sant’Ilario d’Enza (RE), piazza IV Novembre.
Seguirà alle ore 20,00, riservata ai soci del Circolo, una cena conviviale presso l’Agriturismo San Giuseppe di Gattatico.
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