Sant’Ilario d’Enza, 13 novembre 2010: Ti ho chiamato figlio. Essere genitori senza restrizioni.
Fatigati 13.11.2010 from Inventori di Strade on Vimeo.
Sant’Ilario d’Enza, 13 novembre 2010: Ti ho chiamato figlio. Essere genitori senza restrizioni.
Fatigati 13.11.2010 from Inventori di Strade on Vimeo.
Sabato 20 novembre sesto incontro sulla strada “Corpo che sono e corpo che ho”, già battuta con l’inaugurazione di Davide Rondoni, il contributo in due momenti di Andrea Porcarelli, quello di Francesco Zappettini ed il primo di Emerico Labarile, che si sono addentrati in aspetti diversi ma tra loro intimamente correlati della corporeità umana.
Torna ora, per il secondo dei tre appuntamenti programmati, Emerico Labarile, medico psichiatra e psicoterapeuta, da moltissimi anni dedito allo studio di problemi di psicologia clinica ed espressiva. Dopo averci intrattenuto su “Il linguaggio del corpo come elaboratore di sensazioni ed emozioni”, questa volta il Relatore ci parlerà degli aspetti strutturali e psicologici d’una problematica estremamente attuale nell’era di internet: “Scrittura manoscritta e scrittura elettronica (antitesi tra fisicità e immagini del corpo)“.
Direttamente coinvolti i più giovani, ma tutti sono invitati a partecipare: Oratorio San Giovanni Bosco in Sant’Ilario d’Enza (RE), piazza IV Novembre, ore 16,30 (la puntualità sarà segno di rispetto per il Relatore oltre che di semplice civismo).
A completamento della nostra breve preparazione all’incontro di sabato prossimo con Antonio Fatigati, Presidente dell’Associazione onlus “Genitori si diventa“, ecco una breve nota contenente alcuni chiarimenti in merito ai due istituti dell’affido e dell’adozione.
Cos’è l’affido?
L’Affido è un provvedimento di accoglienza temporanea rivolto ai minori con difficoltà familiari.
Si ottiene su disposizione dei servizi sociali, tenendo conto della indicazioni dell’Autorità Giudiziaria.
Esistono diverse modalità di affido, applicate in base alla situazione familiare del bambino.
L’affido può essere:
Come si diventa genitori affidatari?
Per diventare genitori affidatari occorre rivolgersi ai servizi sociali. Una equipe specializzata valuterà la richiesta in base ai particolari bisogni del bambino. I genitori affidatari godono degli stessi benefici relativi ai congedi lavorativi e riposi giornalieri garantiti ai genitori naturali.
Che cos’è l’adozione?
L’adozione non è un istituto previsto in favore degli adulti, ma è una previsione legislativa nata per tutelare i minori in stato di abbandono.
Chi può adottare?
La legge concede l’adozione soltanto alle coppie di coniugi uniti in matrimonio da almeno 3 anni, ciascuno degli adottanti deve superare di non meno 18 anni e non più di 40 anni l’età dell’adottando. Possono altresì adottare coloro che hanno già figli o che abbiano in adozione altri minori.
Chi può essere adottato?
Possono essere adottati tutti coloro che versano in stato di abbandono e che siano minori di età. All’interno di questa ampia fascia che va dagli 0 ai 18 anni vi sono però delle fondamentali distinzioni. Fino a 14 anni compiuti l’adozione è un provvedimento che viene “imposto” sia pure a vantaggio del destinatario; dopo i 14 anni l’adozione può essere pronunciata soltanto con il consenso dell’interessato.
Come adottare?
I passi da compiere sono i seguenti:
Sabato 13 novembre Inventori di strade incontra Antonio Fatigati, Presidente della onlus “Genitori si diventa“, nata a livello nazionale nel 1999 per iniziativa di alcune famiglie adottive che avvertivano la necessità di dare vita ad una associazione di volontariato che si ponesse l’obiettivo di intervenire in aiuto alle coppie che intendevano diventare genitori adottivi o che, avendo già dei figli, vivevano l’esigenza di approfondire i temi dell’essere genitori.
In preparazione dell’incontro – che si colloca sul sentiero “Intercultura” – proponiamo un breve testo sull’accoglienza familiare, cui farà seguito a breve una nota contenente alcuni chiarimenti in merito ai due istituti dell’affido e dell’adozione.
L’accoglienza familiare
Stavano presso la croce di Gesù sua madre la sorella di sua madre Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio”, poi disse al discepolo: “Ecco tua madre” e da quel momento il discepolo la accolse nella sua casa (Gv 19,25-26).
Per accogliere un bambino in casa propria, sia con l’affido familiare che con l’adozione, non occorre avere doti particolari o addirittura superiori alla norma. Ognuno di noi possiede una naturale tendenza ad accogliere, proteggere i più piccoli: prendersi cura di un bambino è in realtà una risposta primordiale al nostro senso di comune appartenenza alla specie umana.
Un figlio adottato o in affido porta tuttavia la sua storia, il sangue di qualcun’altro che ci è estraneo e che, nella maggior parte dei casi, sta attraversando un periodo ai limiti di quanto consideriamo socialmente accettabile e che, nel caso dell’affido continua a coinvolgere la vita del bambino. Se però ci soffermiamo sul concetto di paternità, maternità e lo allacciamo alla nostra storia personale di figli e figlie che hanno compiuto il loro cammino nella vita grazie all’educazione ricevuta, e nonostante essa, scopriamo che quello che siamo ora non è solo frutto della nostra educazione, o il risultato di azioni compiute dai nostri antenati, né siamo stati determinati inevitabilmente dalla nostra genetica. Scopriamo che tutti i nostri figli, biologici, adottivi, in affido, hanno la loro propria libertà e individualità: in poche parole, per dirla con Tagore: non sono nostri figli, nel senso che non ci appartengono! Siamo loro compagni di viaggio, più esperti, prodighi di consigli e di amore per loro, ma non potremo mai determinare il loro successo o insuccesso nella vita eludendo la loro libertà di essere felici. Quello che ci è chiesto, come genitori biologici, adottivi o affidatari è quello di sostenere e amare: in poche parole: permettere ai figli di crescere.
Il rito cattolico del matrimonio contiene in sé una formula che invita ogni genitore ad avere questa visuale nei confronti dei propri figli quando pone la domanda: “Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi?”, sottolineando così che la paternità e la maternità sussistono in quanto conseguenza di un dono e che i nostri figli, in fondo, non ci appartengono.
Spesso però, l’accompagnare un figlio per questa strada, significa fare i conti con lui con la sua propria storia. Nel caso dell’affido ciò si traduce nel rapporto con la sua famiglia di origine. Gli incontri che avvengono a scadenza periodica spesso sono come un brusco risveglio, un ritorno ad una realtà di sofferenza, un ridestare nell’animo del figlio ricordi, emozioni, sentimenti spiacevoli e dolorosi. Più che affiancare il figlio, in questi momenti, si diventa un po’ Cirenei: si sostiene la sua croce, visto che non possiamo portarla al suo posto…
Nell’adozione, non è previsto alcun contatto con le origini. Non è possibile però fare “finta di niente”, vivere la propria vita familiare come se il figlio adottato non avesse radici più o meno consapevolmente altrove. Occorre scavare queste radici, valorizzarle e ricercarle, nei modi e nei tempi più indicati, perché sta nella loro accettazione e accoglienza, da parte del figlio l’energia che gli permetterà di diventare adulto. Alla famiglia allora è richiesta una formazione specifica su questi temi, ma ancor più diventa indispensabile creare una rete che la sostenga, nella quale ci sia la possibilità di incontrare, condividere, riflettere, rielaborare esperienze, creare legami di sostegno con altre famiglie che camminano sulla stessa strada.

Essere genitori è un fatto naturale che investe la coppia e il singolo individuo ogni giorno, è una missione che coinvolge tutta la vita. I genitori vedono crescere i figli, li aiutano a capire la realtà e a farne parte in modo attivo e responsabile. Cosa succede però se a bussare alla porta della tua famiglia è un bambino che non conosci? Come rispondi alla richiesta di accoglienza temporanea o definitiva? è sempre doveroso accettare? è lecito rifiutare? E cosa succede una volta che un’altra persona porta nella tua famiglia un universo di esperienze straniere e alle volte dolorose? Esploriamo questo vasto mondo di intrecci con Antonio Fatigati, tra i primi fondatori della associazione Genitori si Diventa, direttore ed editorialista del giornale informativo ad essa legato, autore di numerosi testi sull’adozione e sulla genitorialità “allargata”.
L’appuntamento, che oltre ad appartenere al sentiero “Intercultura” bene si inserisce nell’appena intrapresa strada “Stare dentro ai tempi nuovi”, è per le ore 17 di sabato 13 novembre p.v., presso l’Oratorio San Giovanni Bosco di Sant’Ilario d’Enza.
Nel numero 5/2010 il periodico santilariese “Via Emilia” riporta a firma di Mauro Manghi un servizio sull’incontro di Inventori di strade con Francesco Agnoli. Per leggere l’articolo clicca qui.
Sabato 23 ottobre il Forum Provinciale delle Associazioni Provinciali di Reggio Emilia celebra il decennale della sua fondazione con un convegno – ospitato da Inventori di strade unitamente alla Parrocchia di Sant’Eulalia in Sant’Ilario d’Enza – che nel titolo rispecchia una problematica di estrema attualità: “Per una città a misura della famiglia”.

Ecco qui di seguito il quadro aggiornato degli appuntamenti di Inventori di strade per l’ultimo trimestre 2010, su ciascuno dei quali ritorneremo a suo tempo (rispetto alla precedente versione, l’incontro con Emerico Labarile è stato rinviato di due settimane):
Sulla strada “Stare dentro ai tempi nuovi”:
Sulla strada “Corpo che sono e corpo che ho”:
Altre strade:
Sant’Ilario d’Enza, 2 ottobre 2010: Tra scienza e fede c’è amicizia.
Agnoli 02.10.2010 from Inventori di Strade on Vimeo.
Ecco qui di seguito gli appuntamenti di Inventori di strade per l’ultimo trimestre 2010, su ciascuno dei quali ritorneremo a suo tempo:
Sulla strada “Stare dentro ai tempi nuovi”:
Sulla strada “Corpo che sono e corpo che ho”:
Altre strade:
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